Ciao Bing
Ode al padrone assoluto della mia tv negli ultimi anni
Una decina di anni fa lavoravo per una piattaforma di streaming italiana. C’erano i film, le serie tv e naturalmente i prodotti per bambini. A un certo punto prendemmo i diritti per un nuovo contenuto rivolto alla fascia prescolare, e da quel momento ci fu una sola certezza: l’area dedicata ai bambini era diventato il giardino privato di Bing.
Bing non lo dovevi toccare, perché da solo generava almeno il triplo delle visualizzazioni del secondo classificato. Ma in realtà, se anche lo avessimo nascosto nelle profondità della piattaforma, sono sicuro che i bambini (anzi, i genitori) lo avrebbero trovato lo stesso.
All’epoca non avevo figli, ma volente o nolente il lavoro mi portò a conoscere a menadito i principali prodotti audiovisivi per bambini. In quegli anni stavamo uscendo dall’epoca d’oro di Masha e Orso e Peppa Pig: nomi arcinoti che, nella prima metà degli anni 2010, erano usciti dalla cerchia di chi aveva figli piccoli, visto il modo in cui si erano imposti nell’immaginario collettivo. Bing, in un certo senso, era una nuova leva, e nessuno sapeva se era lì per restare o se sarebbe stato un fuoco di paglia.
A quasi dieci anni di distanza, possiamo finalmente dirlo: Bing era arrivato per dominare il mondo, e diventare il prodotto culturale di riferimento della fascia 0-3 anni. Anche i miei figli si sono abbeverati ai suoi episodi, e noi genitori insieme a loro.
Come tutte le cose belle, però, anche Bing sta per uscire dalla nostra vita.
È una cosa da Bing
Se state leggendo questo numero della newsletter è probabile che abbiate figli piccoli, per cui nulla di ciò che segue vi sarà nuovo. Per tutti gli altri, ecco una guida minima per orientarsi.
Bing è una serie animata britannica andata in onda per la prima volta nel Regno Unito nel 2014 (in Italia nel 2018). È ispirata a una serie di libri scritti da Ted Dewan e segue le vicende di un coniglietto antropomorfo (Bing, appunto) in età prescolare. Bing affronta problemi tipici di quell’età, insieme a una sorta di figura genitoriale (un pupazzo di pezza di nome Flop) e ad altri personaggi ricorrenti. Il suo successo si è esteso ben oltre i libri e la serie animata, dando origine a un ricco merchandise che ha invaso i negozi di giocattoli e non solo.
Tutti gli episodi di Bing hanno una struttura consolidata. Innanzitutto, durano poco più di sette minuti. Dopo la sigla (che da sola rosicchierà già una trentina di secondi), seguono circa cinque minuti di puntata vera e propria, in cui si sviluppa la trama dell’episodio. L’ultimo minuto è invece dedicato al riassunto della puntata stessa: è Bing in persona che, rivolgendosi allo spettatore, fa il riepilogo di quello che è successo e della lezione che ha imparato. Ogni riassunto si conclude con la stessa frase, pronunciata da Flop: “[Attività/Oggetto/Lezione X] è una cosa da Bing!”.
Bing è pensato per una fascia di pubblico che approccia per la prima volta un prodotto audiovisivo, e nel suo genere è perfetto: la durata è quella giusta per mantenere l’attenzione, il riassunto aiuta i piccoli spettatori a fissare i concetti chiave, e in generale i temi e le situazioni sono coerenti col vissuto dei bambini cui si rivolge. C’è anche un intento educativo dietro, o quantomeno la volontà di insegnare come comportarsi o reagire in determinate situazioni1. Inoltre il tratto grafico è molto colorato, l’animazione digitale buona, e le musichette ti entrano in testa per non uscirne più.
Per quanto Bing sia etichettato come prodotto prescolare (quindi destinato a chi ha meno di sei anni), è evidente come la forbice del suo target sia più ristretta: direi sotto i tre anni, tre anni e mezzo al massimo. Il discorso sull’esposizione agli schermi è enorme e non è questa la sede per affrontarlo (anche perché non ho alcun titolo per farlo), ma noi intorno ai due anni abbiamo cominciato a concedere ai nostri figli qualche minuto di audiovisivo, partendo proprio da Bing. Ci siamo dati subito delle regole: Bing si poteva vedere solo in televisione (niente smartphone, per intenderci), solo a casa, solo prima di cena, per massimo venti minuti (ovvero tre episodi).
Ed è in questa modalità che, da ormai diversi anni a questa parte, prima con mio figlio e poi con mia figlia ho esplorato in lungo e in largo il mondo di Bing.
L’attesissimo power ranking degli episodi di Bing
Gli episodi di Bing sono in totale 104, suddivisi su due stagioni2. Li ho visti tutti, ovvio, ma è impossibile quantificare quante volte ciascuno di essi. Sicuramente abbastanza da regalarvi qui di seguito l’elenco dei miei preferiti:
Il frullato
È l’ora della merenda, e Bing sta per mangiare una carota. Ma perché non metterci vicino anche un frullato di banana? E soprattutto, perché non canticchiare l’iconico motivetto “Tututututu banana!”, che senza dubbio si conficcherà nei meandri più profondi del cervello dei genitori davanti allo schermo? Tuttavia le cose si metteranno presto male per Bing, con il malefico Frully (sì, il frullatore ha un nome) che fagociterà la sua amata carota.
Il cellulare
Flop è al telefono a ordinare qualcosa (probabilmente della droga per sopravvivere), quando arriva Bing che chiede di giocare col cellulare. E Flop cosa fa? “Ma certo” risponde, e gli molla il cellulare andandosene in un’altra stanza. In una escalation di esempi diseducativi, Bing si mette a giocare alla “Lattuga parlante”, praticamente un’app stupidissima che distorce la voce. Ma poiché esiste una giustizia a questo mondo, Bing fa cadere il telefono danneggiandolo irrimediabilmente. E per nascondere le proprie colpe, l’infame pensa bene di nasconderlo nella spazzatura. Una puntata che ha fatto letteralmente piangere mio figlio.
L’aspirapolvere
Altra puntata fonte di traumi per mio figlio, che per un periodo si è rifiutato di vederla. Bing fa cadere i cereali, così Flop prende VuVu (sì, anche l’aspirapolvere ha un nome). Ma per sbaglio finiscono con l’aspirare anche una macchinina di Bing. A quel punto Flop, prima di aprire l’aspirapolvere, si arma di un fazzoletto per proteggere naso e bocca, finendo con l’assomigliare a un bandito messicano: un look che purtroppo si presenta solo in questa puntata.
Soffio del drago / I ghiaccioli / Ghiande / Stivali di gomma
Questi quattro episodi li metto insieme, perché sono tutti presenti nel fondamentale volume Le stagioni di Bing, probabilmente il libro che ho letto più volte in vita mia. I miei preferiti sono I ghiaccioli, ambientato in estate (quasi 6 milioni di visualizzazioni su YouTube!), e Ghiande, in cui Bing sfoggia il suo outfit autunnale con giubbotto (e Flop indossa un buffissimo cappellino di lana).
Skateboard
Bing e Flop sono al parco, quando arriva Pando - un amico di Bing che sta perennemente in mutande3 - sullo skateboard. Bing ovviamente vuole provare a sua volta lo skateboard, e come prima esperienza decide di cimentarsi in una bella discesa. Il finale lo potete immaginare.
Il camion dei pompieri
Al parco c’è un camion dei pompieri, così, senza motivo. Tutti gli amici di Bing hanno modo di salirci o di provare i vari attrezzi del mestiere, ma quando arriva il turno del coniglietto i pompieri ricevono una chiamata di emergenza e devono andar via. Bing ovviamente ne fa un dramma. Si scoprirà che la chiamata ha fatto spostare i pompieri di neanche cinquanta metri, e che servirà l’aiuto di Bing per salvare il gatto Arlo intrappolato su un tetto.
Gita in autobus
Forse il mio preferito, anche se scegliere è difficile. Bing, Pando e Flop prendono l’autobus per andare al mare. Una volta a bordo cominciano a cantilenare una bellissima canzoncina: “Brum brum brum, ciao [inserire nome di un luogo che vedono passare dal finestrino]”. Fanno in tempo a cantarla due volte che il mezzo, misteriosamente, si rompe (è palese che l’autista abbia sabotato il proprio veicolo pur di non sentirli ancora aprire bocca). Bing si consolerà sedendosi al posto di guida.
Lasciarsi indietro Bing
Per molti bambini, Bing rappresenta oggi la porta di accesso all’audiovisivo. Può avvenire a due anni, come per i miei figli, o forse anche prima4. Quel che è certo, è che Bing è anche il primo prodotto che abbandonano. Difficilmente Bing dura oltre i tre anni e mezzo: poi si cresce, i gusti cambiano, e i problemi del coniglietto sembrano d’un tratto superati, relegati a un passato che sembra già remoto.
Quando mio figlio ha superato la fase Bing - passando ai vari Spidey, Curioso come George ma pure a Holly e Benji5 - mia figlia ci era appena entrata. Questo ha fatto sì che lui continuasse a vedere per qualche tempo Bing, storcendo il naso nonostante fino a poco prima lo seguisse con grande interesse. Adesso, però, anche mia figlia chiede sempre meno di vedere Bing, preferendo i cartoni “da grande” del fratello.
Per quanto potente e glorioso, il regno di Bing nel nostro nucleo familiare è ormai giunto al tramonto. Cosa ci lascia in eredità? Un libro consunto, ormai rattoppato con lo scotch; un paio di peluche e altrettante action figure; oltre un centinaio di episodi che ci rimarranno in mente ancora per un bel po’; ma anche, per i bambini, diverse lezioni sedimentate nella memoria, che magari torneranno a galla nei momenti più impensabili.
Da genitore, salutare Bing vuol dire andare oltre quei 104 episodi rivisti fino alla nausea, oltre le voci di Pando, Sula e Coco, oltre i riassunti di fine puntata. Eppure, nonostante tutto, non riesco a vivere questo momento di distacco senza un pizzico di malinconia. Bing è stato così presente nelle nostre vite negli ultimi anni, che all’improvviso quasi mi manca. Ed è, con tutta probabilità, la prima grossa fetta di cultura che i miei figli si lasciano alle spalle crescendo. Questo pensiero mi provoca una vertigine. Funziona così: un giorno state guardando Bing tutti insieme sul divano e quello dopo tuo figlio sta per andare in prima elementare. È entusiasmante, e non vedo l’ora di scoprire cosa ci riserva il futuro; ma allo stesso tempo rivolgo uno sguardo malinconico al passato che se n’è andato.
È giusto così. Crescere, in fondo, è una cosa da Bing.
Ricordo ancora quando, approcciando un cane sconosciuto, mio figlio si avvicinò con la mano sotto il muso dell’animale per farsi prima annusare, “perché così fa Bing in un episodio”.
Un vero trauma quando, tra la prima e la seconda, il doppiatore di Bing cambia (immagino per sopraggiunti limiti di età). Peraltro la seconda stagione introduce un nuovo personaggio ricorrente (Nicky) e, a livello tecnico, surclassa la prima con l’aggiunta di più scene in esterno e parecchi movimenti di macchina inediti. Sì, l’ho guardata così tanto.
Questo aspetto è talmente rilevante per il personaggio che persino Wikipedia gli dedica un’attenzione particolare.
Ne vedo di più piccoli, piazzati davanti agli smartphone ai tavoli dei ristoranti. Una scena aberrante per come la vedo io, ma non sono qui a giudicare il modo in cui altri genitori sopravvivono.
La wave anni ‘80 è completata da DuckTales e Cip & Ciop Agenti speciali, tutti cartoni che vedevo io da bambino e che ho proposto ai miei figli, ottenendo un riscontro positivo ben oltre le aspettative. È interessante notare le differenze - soprattutto a livello di ritmo e di narrazione - tra l’animazione contemporanea e quella di qualche decennio fa, ma per questo ci vuole una newsletter dedicata.




Io credo in Bing.
Sto prendendo appunti…